Novartis ha annunciato un taglio di 2.500 persone, che si andrebbe a sommare al ridimensionamento di 1.000 posti di lavoro già proposto per il mercato statunitense, come parte del progetto Forward. Secondo quanto dichiarato a in-PharmaTechnologist.com da John Gilardi, portavoce dell'azienda svizzera, la ri-definizione operativa mira a incrementare la produttività e concentrare le risorse nei settori chiave, cioè quelli di ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. Sebbene Novartis abbia capitalizzato 14 autorizzazioni regolatorie nel 2007, una tale iniziativa si rende necessaria, a detta di Gilardi, per fronteggiare tempestivamente le evoluzioni del mercato. Un mercato caratterizzato da pressioni sui prezzi, competizione con i generici e maggiore severità nei processi di autorizzazione.
E infatti i risultati finanziari della farmaceutica elvetica, rilasciati lo scorso ottobre, contabilizzano notevoli perdite causate dall'arrivo di farmaci equivalenti: le vendite di Lotrel (amlodipina e benazedril) sono calate del 34% e quelle di Lamisil (terbinafina) del 31%. Come se non bastasse Novartis ha dovuto fare causa per violazione dei brevetti di Famvir (famciclovir) ed Exelon (rivastigmina), mentre le vendite di Zelnorm (tegaserod) sono state sospese a marzo a causa di rischi cardiovascolari connessi all'impiego del farmaco.
Largo ai generici
Forward dovrebbe garantire a Novartis un risparmio lordo di 1,6 miliardi di dollari entro il 2010, e la "perdita" del 2,5% di tutte le posizioni a tempo pieno sarà determinante in questo senso. Comunque la ristrutturazione non è un caso isolato anzi, sembra piuttosto il trend del 2007, inaugurato da Pfizer che già a inizio anno aveva annunciato l'intenzione di ridurre del 10% la sua forza lavoro globale, per recuperare un miliardo di dollari entro la fine del 2008.
Sempre a ottobre, invece, GlaxoSmithKline ha lanciato il piano Operational Excellence, che prevede la chiusura di alcuni impianti, l'ottimizzazione dei processi produttivi e la riduzione di qualche migliaio di posti di lavoro. Risparmio previsto per il 2010 di 1,4 miliardi di dollari.
Stessi progetti e stesso metodo anche per AstraZeneca, Bayer Healthcare, Johnson&Johnson, Bristol-Meyer Squibb, Amgen, Roche, Merck, Abbott.
Indipendentemente dai piani finanziari di rientro, magari discutibili, resta il fatto importante che i generici stanno conquistando ampie quote di mercato e ciò dovrebbe apportare benefici economici non solo ai singoli utenti ma anche ai sistemi sanitari e alle stesse aziende produttrici, "ridisegnando" il panorama farmaceutico.