Il 10 gennaio 2008 il Corriere.it, dopo l'ennesima inchiesta sul consumo dei farmaci generici, riportava: "In Italia, a cinque anni dalla loro introduzione, il consumo dei farmaci generici è di circa dieci volte inferiore alla media europea... alla radice di false convinzioni c'è in realtà disinformazione".
E, ad oggi, nell'aprile 2009, un'inchiesta pubblicata sul settimanale L'Espresso ripete nella sostanza che: "... gli italiani potrebbero risparmiare circa mezzo miliardo di euro se utilizzassero, come fanno gli altri Paesi europei, i farmaci generici. Invece - continua l'articolo - per colpa delle manovre delle aziende, per colpa dei medici e anche un po' per colpa nostra regaliamo a Big Pharma ogni anno una montagna di soldi che poi lo Stato è costretto a tagliare da altre parti: ospedali, farmaci innovativi, assistenza agli anziani e così via".
Insomma, la faccenda è seria, e va al di là degli affari di mercato. Certo si tratta di Spesa Pubblica Sanitaria da contenere, ma anche della salute del cittadino, un tema che non dovrebbe mai lasciare posto a dubbi e pregiudizi. Quest'anno, in pratica, come stanno realmente le cose? Secondo l'ultima indagine condotta da Sextantfarma, società leader nelle ricerche di mercato in campo farmaceutico, il mercato dei farmaci generici è ancora stazionario. Ma forse ci sono prospettive di ripresa.
Lo scenario dalla parte delle aziende
Nel 2009, secondo i dati raccolti dall'indagine Sextantfarma, si stima che il mercato totale in farmacia, considerando il prezzo al pubblico, fatturerà intorno ai 24 miliardi di euro. Tale mercato, stazionario nel suo complesso, si può suddividere in un terzo abbondante di prodotti ancora sotto protezione brevettuale (branded in-patent), un altro terzo circa di prodotti a brevetto scaduto e poco più di un terzo di prodotti healthcare. I farmaci generici (principio attivo + marchio azienda) rappresenteranno, come sell-out 2009, un valore di poco inferiore a 1 miliardo e mezzo di euro che corrisponde a una quota molto piccola del mercato totale (stima Sextantfarma a marzo 2009).
La situazione si complica anche a causa della competizione tra case produttrici. La competizione dovrà considerare che per il protrarsi della crisi la parte di spesa privata tenderà ad aumentare e quella di rimborso SSN tenderà a mantenersi stabile per le continue manovre di contenimento sulla stessa.
Inoltre, tra le 20 aziende che commercializzano i farmaci generici "puri" si assiste a una forte concentrazione di business, con le prime 6 che hanno raggiunto, nel gruppo dei farmaci generici puri, una quota di mercato a valori che copre quasi la totalità del mercato, mentre le altre aziende sono ancora a livelli contenuti.
In termini geografici, le vendite dei farmaci generici appaiono disomogenee tra le varie regioni. Una forte concentrazione di vendita si verifica al Nord Italia, dove Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta da sole generano quasi un terzo del totale valori e con altre 3 regioni (Lazio, Veneto ed Emilia Romagna) si arriva a poco più della metà del totale classe.
I pazienti e gli altri attori
Nel 2009 i pazienti appaiono meno propensi al pagamento della differenza di prezzo: la quota di chi è disposto a pagare fino a 1 euro per mantenere il brand supera abbondantemente la metà del campione, quasi la metà è disposta a spendere fino a 2 euro, ma tale quota scende rapidamente al crescere degli importi. A parità di prezzo, la proposta di sostituzione tra due generici viene accettata tout court solo da un terzo del campione analizzato.
Comunque il paziente sembra ormai sufficientemente informato sui farmaci generici: la grande maggioranza delle persone interrogate sa correttamente che cosa siano (il campione non rappresenta la totalità della popolazione, ma un gruppo selezionato di persone costituito solo da coloro che si recano dal medico e in farmacia). Non conoscono quasi del tutto i generici i cittadini del Sud e delle Isole.
Due sono stati i fattori trainanti del processo conoscitivo: il farmacista per primo, seguito dai media con articoli, opuscoli informativi, ma anche radio, TV e internet.
In particolare, l'utilizzo di internet da parte dei cittadini per ricercare notizie di carattere sanitario ha fatto rilevare un dato interessante. Si tratta di un fenomeno in progressivo aumento e nel 2009, considerando solo il gruppo dei cittadini fino ai 46 anni di età, la quota dei naviganti abituali arriva a oltre un terzo del campione.
In ogni caso, oltre la metà dei pazienti dichiara di non nutrire perplessità rispetto ai farmaci generici. Una buona parte del totale, tuttavia, ritiene ancora che i generici siano di qualità inferiore rispetto agli originator. Un terzo circa denuncia una difficoltà pratica che riguarda la confezione del generico, che effettivamente è diversa da quella del farmaco abituale e può quindi creare confusione. E non mancano i pazienti che si fidano solo di quello che consiglia il medico che, tra l'altro, di generici parla ancora poco.
Oltre un terzo dei medici del campione selezionato da Sextantfarma, di fatto, mantiene prevalentemente un atteggiamento passivo verso i farmaci generici. Un atteggiamento che dovrebbe cambiare a breve, dato che le ASL pressano a favore dei generici in virtù del contenimento della spesa sanitaria.
Nel 2009, infine, circa 3/4 dei farmacisti interrogati da Sextantfarma dichiarano di non nutrire più perplessità sui farmaci equivalenti. I restanti concentrano le loro riserve per metà sulla qualità dei prodotti e per l'altra metà sulla fatica nella gestione di questa classe di farmaci, che oggettivamente appare complessa e sovraffollata.
Fonte
Sextantfarma. I farmaci equivalenti in Italia - Attualità e prospettive. 10a edizione, marzo 2009.