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Opportunità biosimilari

L'arrivo sul mercato dei farmaci biosimilari rappresenta una grande opportunità, soprattutto per il controllo della spesa. A patto però che la loro introduzione avvenga attraverso regole chiare e rigorose, a tutela della qualità del prodotto e della sicurezza del paziente. È questa la convinzione degli esperti riuniti a Roma, al convegno "Farmaci innovativi: qualità, efficacia e appropriatezza", organizzato dall'associazione Giuseppe Dossetti, convinti però che sarà una vita difficile quella dei biosimilari in Italia. "I pochi già disponibili e i prodotti che arriveranno presto nel nostro Paese incontreranno moltissimi problemi, legati soprattutto alla prescrizione da parte dei medici" è il parere di Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, l'associazione delle industrie che producono medicinali equivalenti.

"Il timore - ha evidenziato Foresti - è che la classe medica faccia fatica a recepire la necessità di prescrivere questi farmaci soprattutto per generare risparmi da reinvestire in ricerca e innovazione". E che i biosimilari facciano risparmiare lo pensano anche le istituzioni internazionali tanto che, ha dichiarato il direttore generale dell'EGA (European Generic Medicines Association), Greg Perry, "solo il 20% di riduzione del prezzo su 6 prodotti biotech off-patent porterebbe in Europa un risparmio di circa 1,6 miliardi di euro all'anno". Accrescere l'informazione tra i medici e i farmacisti sarà quindi indispensabile per rendere questi farmaci accessibili al maggior numero di pazienti. E da questo punto di vista, stando a una recente indagine, ancora molto si deve fare. In Veneto, il 95% degli oncologi e l'80% dei nefrologi utilizzano farmaci biotecnologici per i propri pazienti, ma il 30% ignora cosa siano i biosimilari. Lo ha rivelato il sondaggio "Farmaci biotech e farmaci biosimilari" realizzato dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN). Il dato nazionale non varia molto, infatti, in Italia, il 40% di questi specialisti non sa bene cosa siano i biosimilari: "Tutti gli specialisti dovrebbero essere informati sulle differenze tra biosimilari e generici - spiega Marco Venturini, segretario nazionale AIOM e direttore dell'Oncologia di Negrar - invece dal nostro sondaggio emerge che il 40% di oncologi e nefrologi pensa che la dimostrazione di bioequivalenza cioè di pari attività sia sufficiente a qualificare un biosimilare, così come accade, ad esempio, per un banale antidolorifico. Non è così. Mentre i biotech sono ottenuti manipolando materiale vivente con tecniche di ingegneria genetica molto sofisticate e variabili, i farmaci di uso più comune derivano da normali reazioni chimiche. Auspico pertanto che, come già fatto da altri Paesi europei, venga quanto prima approvata una normativa che recepisca le evidenze scientifiche".
                                       

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