"In Italia il mercato non è ancora preparato ad accogliere i farmaci generici così come è avvenuto in altri Paesi europei.
Vi è diffidenza da parte degli operatori sanitari e dei pazienti e, fra l'altro, i brevetti in alcuni casi durano più che altrove". Lo ha dichiarato Pietro Folino-Gallo, Direttore dell'Ufficio Coordinamento Osmed dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), che ne ha parlato a Roma a margine della presentazione del rapporto 2008 dell'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali, in corso all'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il rapporto evidenzia che la prescrizione e il consumo dei medicinali equivalenti sono comunque in aumento: si è passati dal 13% delle dosi giornaliere assunte ogni 1000 abitanti nel 2002, quando i generici hanno iniziato a fare il loro ingresso nel Paese, al 43% delle dosi nel 2008. Un incremento dovuto anche alla scadenza brevettuale di alcuni principi attivi molto prescritti, tra cui gli antiipertensivi ramipril e amlodipina e l'antibiotico claritromicina. Secondo Roberto Raschetti del Centro di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'ISS, responsabile dell'indagine, "il fenomeno del ricorso agli equivalenti, nel nostro Paese, sta aumentando. Non è un comparto particolarmente soggetto a promozione, ma il suo peso è in crescita, in maniera non così differente rispetto agli altri Stati europei". Per Folino-Gallo, invece, "alcuni prodotti che da noi hanno perso la protezione commerciale nel