Nuovi rinvii nei pagamenti delle forniture da parte di ASL e ospedali penalizzano le aziende creditrici, ma anche l'intera economia. Lo sostiene in una nota AssoGenerici che sottolinea come le misure contenute nella Finanziaria, che bloccano per un anno i pagamenti da parte delle aziende sanitarie e degli ospedali, "costituiscano un fatto gravissimo per l'industria del farmaco e per l'economia nazionale nel suo complesso". E i produttori di generici non nascondono il timore che le nuove misure possano preludere addirittura a non riconoscere il debito da parte del servizio pubblico. "Questa ulteriore 'dilazione per legge' - dice Giorgio Foresti, presidente di AssoGenerici - che impedisce anche il ricorso alle vie legali da parte delle aziende e ha stabilito un tasso di interesse legale ribassato all'1%, si inserisce su un quadro già pessimo, in cui i ritardi normali, per così dire, arrivano a toccare anche i due anni". Inoltre, prosegue Foresti, "sono inaccettabili commenti come quello, fatto di recente dal direttore del Master in Economia pubblica dell'Università Cattolica, Massimo Bordignon, secondo il quale i prezzi praticati dalle industrie fornitrici terrebbero già conto delle difficoltà di rientro, e quindi sarebbero gonfiati per compensare il 'rischio ritardo'". Secondo Foresti questo giudizio sembra trascurare alcuni aspetti fondamentali: "per esempio i bandi per la fornitura dei farmaci ospedalieri non più coperti da brevetto prevedono prezzi quantificabili in decine di centesimi a unità, ragion per cui sembra davvero arduo gonfiare alcunché. Inoltre, se vi sono casi di scarsa attenzione al prezzo (o peggio) da parte di alcuni amministratori del SSN, si tratta di fenomeni su cui deve indagare chi di dovere, ma che non possono costituire un alibi per non pagare i fornitori che operano correttamente".