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Farmaci Generici: garanzia di sostenibilità nel mondo che invecchia

I farmaci generici rappresentano già oggi un'indiscutibile opportunità di risparmio per il singolo e per la società, a prescindere dalle caratteristiche degli utilizzatori e dell'area terapeutica considerata, ma diventeranno una scelta addirittura obbligata nell'immediato futuro se si vorrà assicurare la sostenibilità dei sistemi sanitari nei prossimi decenni. Per far fronte alle esigenze di gestione farmacologica di una popolazione sempre più anziana e sempre più affetta da patologie croniche, in un contesto socio-economico che non si prospetta particolarmente florido, oltre a puntare su riduzione degli sprechi e appropriatezza prescrittiva, sarà infatti indispensabile sfruttare il più possibile la disponibilità di farmaci di efficacia comprovata e qualità garantita, ma caratterizzati da un prezzo più accessibile reso possibile dal venir meno della tutela di sfruttamento economico assicurata dai brevetti.
«L'invecchiamento della popolazione ogni anno determina un aumento della spesa farmaceutica pari al 2-3%.» ha evidenziato il presidente di Asso Generici, Giorgio Foresti,  in occasione della XVI Conferenza annuale dell'European Generic Medicines Association (EGA), tenutasi a Roma il 3-4 giugno «Ciò potrebbe rendere insostenibile la spesa stessa nel giro di un quindicennio, se non si instaura quel circolo virtuoso per cui, soprattutto nelle terapie croniche, ci si affida al farmaco meno costoso, a parità di efficacia, sicurezza e qualità. E' opinione del presidente di AssoGenerici che per ottenere risultati stabili e duraturi in termini di contenimento della spesa sia necessario puntare sul circolo competitivo raggiungibile solo se si consente ai farmaci generici di accedere rapidamente al mercato con volumi di vendita consistenti, tipici dei mercati europei più maturi.
"Il medicinale equivalente" secondo l'Amministratore Delegato di Teva Italia, azienda leader nel farmaco generico, "rappresenta in tutto il mondo e anche in Italia la scelta più moderna ed efficace per coniugare i bisogni sempre crescenti di salute con la necessità di tenere sotto controllo la spesa".
Un'area terapeutica di particolare rilevanza epidemiologica e, quindi, di forte impatto sulla spesa sanitaria nella quale un più esteso impiego dei generici potrebbe contribuire a determinare un risparmio significativo a fronte di una tutela per i pazienti del tutto sovrapponibile a quella assicurata dai farmaci griffati è quella cardiovascolare. Molte delle molecole impiegate in questo ambito, dai calcioantagonisti ai betabloccanti, dagli antiaggreganti ai diuretici, dagli ACE-inibitori alle statine, benché in uso da decenni, sono a tutt'oggi insuperate in termini d'efficacia clinica e una solida metanalisi pubblicata alcuni mesi fa su JAMA ha confermato la sostanziale equivalenza tra le specialità "non branded" e quelle di marca (Kesselheim AS et Al. JAMA, 2008; 300:2514-2526). Un'evidenza che dovrebbe bastare a fugare ogni dubbio sulla convenienza della scelta. Eppure, in Italia tale opzione terapeutica ancora stenta a decollare contrariamente a ciò che accade in molti Stati Europei, in cui i trend di consumo dei generici si mantengono in costante crescita in pressoché tutti i settori.
I dati confermano che il mercato  italiano resta il più piccolo mercato a livello europeo per quanto riguarda i generici, tipologia di farmaci che nel nostro Paese rende conto di una quota minoritaria dei consumi, oscillante intorno al 10%. In un contesto economico come quello attuale, è quindi evidente la necessità di raggiungere lo stesso livello di diffusione dei medicinali equivalenti che si registra nel resto d'Europa. La diffusione media dei Paesi dell'Unione si attesta sul 30%, ma in alcuni Paesi quali il Regno Unito, la Germania, l'Olanda e la Danimarca, dove la tradizione del farmaco generico è particolarmente consolidata, si arriva fino al 50-70% del volume totale di vendita.
In base a un'analisi dell'EGA(European Generic Medicines Association) la differenza dipende, dall'ancora troppo scarsa adozione di politiche e misure legislative realmente in grado di promuovere la penetrazione dei generici a lungo termine. Tra le azioni che, secondo l'associazione, potrebbero contribuire ad abbattere le barriere alla diffusione dei farmaci equivalenti in Italia: una revisione delle norme finalizzata ad accelerare l'introduzione sul mercato di nuove specialità non griffate (per esempio, con definizione automatica del prezzo dopo l'autorizzazione da parte dell'Agenzia regolatoria) e a rimuovere ogni possibile interferenza negativa da parte delle aziende produttrici di farmaci branded in grado di limitare la libera concorrenza (per esempio, attraverso estensione non giustificata della tutela brevettuale, variazioni di prezzo ecc.); l'introduzione di incentivi per medici e farmacisti che prescrivono o suggeriscono attivamente i farmaci generici, informando ed educando i pazienti; l'individuazione di una definizione più stringente di "farmaco innovativo" allo scopo di impedire la concessione di nuovi brevetti per medicinali sostanzialmente identici a quelli già commercializzati da anni dalla stessa azienda e prossimi alla scadenza brevettuale.

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