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Rapporto OsMed

Superiore soltanto di 10 euro rispetto a quella del 2008, ma di ben il 60% rispetto a quella di dieci anni fa: questo l'aumento della spesa farmaceutica procapite degli italiani registrato nel 2009 e segnalato dall'ultimo rapporto OsMed, curato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) (www.agenziafarmaco.it e www.epicentro.iss.it/farmaci). Uno scarto che preoccupa, poiché soltanto in parte giustificato dall'incremento dell'età media della popolazione e delle patologie correlate, ma che contiene al suo interno anche un lato positivo: la quota progressivamente crescente delle prescrizioni di farmaci "branded" che, seppur lentamente, sta avvicinando l'Italia agli standard di consumo europei, offrendo finalmente una concreta possibilità di contenere impennate dei costi, altrimenti  evidentemente insostenibili nei prossimi anni.
«Dal 2003 al 2009» ha spiegato Roberto De Cas del Centro di Epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Iss dell'ISS «la quota di generici prescritti in Italia è più che raddoppiata, passando dal 20 al 46%, con punte di oltre il 50% in Regioni come la Toscana. Si stima che se tutte le Regioni con tassi di prescrizione di medicinali "unbranded" attualmente inferiori al 46% raggiungessero questa percentuale si potrebbe ottenere un risparmio annuale di circa 100 milioni di euro. Certo, siamo ancora lontani dalla possibilità di raggiungere quote del 70%, tipiche di Paesi europei come il Regno Unito o la Germania, dove le normative sugli equivalenti sono state introdotte vent'anni fa'. L'Italia, purtroppo, sta scontando un significativo ritardo di pianificazione economico-sanitaria, ma sta recuperando».

Al momento, i generici i farmaci equivalenti, che comprendono rappresentati da tutti i farmaci inseriti nella lista di trasparenza, cioè quindi il generici purio (INN + nome azienda o solo INN) e il farmacio branded a brevetto scaduto ((cfr: http://www.assogenerici.org/newsite/default.asp?modulo=mercato&page=1)  rendono conto del 27% circa della spesa farmaceutica territoriale. Per riuscire a far decollare realmente il mercato servono politiche adeguate e incentivi, ma anche una maggiore educazione della popolazione. «Gli italiani» commenta De Cas «non sono ancora abituati a ragionare in termini di "principio attivo" e continuano a lasciarsi affascinare dal branded, riponendo la propria fiducia nel marchio a cui sono abituati». È un aspetto di cui tenere conto soprattutto nel prossimo futuro dal momento che nel 2009 sono scaduti molti brevetti di specialità utilizzate per il trattamento di patologie di largo impatto epidemiologico, come quelle cardiovascolari (in particolare, l'ipertensione, che ora potrà essere gestita anche con perindopril e altri sette ACE-inibitori equivalenti), metaboliche (contro l'ipercolesterolemia, sarà disponibile una statina unbranded, fluvastatina) e gastroenteriche (per la terapia di ulcera e reflusso ci si potrà avvalere di pantoprazolo generico).

Tre ambiti che, nel 2009, sono stati protagonisti di alcuni dei maggiori incrementi di consumo rispetto all'anno precedente, con un +16,5% per gli inibitori della pompa protonica (PPI), un + 15,7% per gli inibitori del recettore dell'angiotensina II (ARB) da soli o associati a diuretici e un +13,4% di prescrizioni per le statine, e di spesa in classe A, con un +10,7% per gli ARB da soli o associati a diuretici, un +7,7% per le statine e un +7% per i PPI. Appartiene all'area cardiovascolare anche il principio attivo in assoluto più prescritto nel 2009, l'antipertensivo ramipril (47 dosi/1.000 abitanti die).

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