Seppur debolmente e con lentezza, il mercato dei generici in Italia nei primi sei mesi del 2010 si è mostrato globalmente in crescita. Secondo i dati di sell in, aggiornati al mese di giugno, registrati da IMS Health e analizzati dal Centro studi AssoGenerici, la quota di mercato a unità è aumentata del'1,3% rispetto all'anno precedente, passando dal 10,4 all'11,7%.
Questo incremento che perlopiù è dovuto all'introduzione in commercio di numerose nuove specialità non branded in seguito alle nuove scadenze brevettuali, non ha avuto riflessi altrettanto positivi in termini di guadagno per i produttori.
La quota di mercato a valori sull'intero segmento, senza distinzione di classe, segnala infatti un modestissimo +0,3%, passando dal 5,5% del giugno 2009 al 5,8% di quest'anno.
Per spiegare il mancato guadagno bisogna considerare gli interventi normativi per il contenimento della spesa farmaceutica progressivamente varati dal 2007 a oggi, che hanno prodotto una continua erosione del prezzo di riferimento al pubblico dei farmaci a brevetto scaduto rimborsati dal SSN, che costituiscono la gran parte del mercato non branded (82,6% a unità e 80,1% a valori).
Anche i comportamenti prescrittivi però incidono sul mancato guadagno, dato che la quota di mercato occupata dalle specialità generiche di fascia C si assesta solo al 15,4% a unità e al 18,0% a valori. Un aumento delle prescrizioni dei farmaci in questa fascia giocherebbe a totale favore dei pazienti,che li pagano interamente di tasca propria.
Il risvolto positivo di una situazione non propriamente rosea è l'ampia potenzialità di crescita del comparto, non soltanto in relazione a ulteriori scadenze brevettuali, ma anche alla promozione di un più esteso impiego dei generici senza obbligo di ricetta già esistenti.