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Biosimilari, una nuova sfida per Teva

Dopo la comprovata esperienza nella produzione e distribuzione di specialità farmaceutiche e di farmaci equivalenti, Teva, azienda leader mondiale del settore, è entrata negli ultimi mesi anche nel settore dei biosimilari.
I biosimilari  essendo farmaci biologici, hanno le stesse indicazioni e il medesimo meccanismo d'azione dei farmaci biotecnologici originali, ma "che un farmaco biotecnologico non possa essere automaticamente sostituibile con un biosimilare è un dato di fatto che discende dalla natura stessa dei biotecnologici, che non possono essere automaticamente sostituiti tra loro. Difatti, non esistono liste di trasparenza per i biosimilari proprio perché non vi è possibilità di sostituzione automatica"  ha dichiarato Francesco Colantuoni, di AssoGenerici. Da questo però non si deve arrivare a negare l'equivalenza terapeutica tra il farmaco biologico originale e i biosimilari corrispondenti. Il biosimilare è un farmaco che ha la stessa efficacia e la stessa sicurezza del farmaco originale, dimostrate attraverso gli studi clinici richiesti per la registrazione di un nuovo farmaco.
Come ai farmaci generici, anche ai farmaci biosimilari quindi si chiede sovrapponibilità dell'azione terapeutica e profilo di sicurezza analogo a quello del biotecnologico che vogliono sostituire. Primo prodotto Teva a rispondere a queste caratteristiche è Filgrastim, fattore di crescita dei granulociti, indicato per la riduzione della durata e dell'incidenza della neutropenia in pazienti sottoposti a chemioterapie citotossiche. Filgrastim è disponibile sul mercato dallo scorso maggio e sarà prevedibilmente affiancato a breve da nuove molecole della classe.
«I biosimilari» ha dichiarato Giorgio Foresti, General Manager di Teva Italia «sono destinati ad avere un ruolo da protagonisti nel settore farmaceutico mondiale, poiché rappresentano una delle opportunità più rilevanti per garantire l'accessibilità alle cure a un maggior numero di pazienti. La loro diffusione è, inoltre, cruciale per la sostenibilità dei sistemi sanitari; l'introduzione nel comparto sanitario di sei prodotti biotecnologici a brevetto scaduto comporterebbe per l'Unione Europea un risparmio di almeno il 20% di spesa, pari a circa 1,6 miliardi di euro all'anno. In questo ambito si colloca il recente lancio del primo farmaco biotecnologico biosimilare Teva, Filgrastim».
Risparmio che, in Italia, soprattutto in campo oncologico potrebbe realmente fare la differenza nella possibilità di offrire a un maggior numero di pazienti terapie biologiche che negli ultimi anni hanno dimostrato di assicurare sostanziali vantaggi in termini di controllo della malattia, riduzione dei sintomi e miglioramento della sopravvivenza in moltissime forme tumorali, ma che proprio per il costo elevato tendono a essere erogate con notevoli difficoltà.

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