Se i farmaci equivalenti rappresentano un'indispensabile opportunità di risparmio per il cittadino e il Servizio sanitario nazionale (SSN) quando vengono impiegati per curare disturbi estemporanei o malattie croniche comuni più o meno gravi, a maggior ragione lo diventano in campo oncologico, dove i costi dei trattamenti sono, spesso, particolarmente elevati e la sempre più ampia diffusione delle patologie tumorali minaccia la sostenibilità della spesa sanitaria e la concreta possibilità di offrire gratuitamente cure ottimali a tutti coloro che ne avranno bisogno nei prossimi decenni.
Le risorse del SSN risparmiate grazie alle terapie oncologiche equivalenti, inoltre, potranno essere sfruttate in modo più efficace, rendendo maggiormente accessibili trattamenti innovativi onerosi, come le target therapy di ultima generazione (anticorpi monoclonali e piccole molecole), e utilizzate per promuovere studi clinici indipendenti da parte di università e istituti di cura e ricerca pubblici, dando nuovo impulso all'evoluzione di approcci di cura sempre più tollerabili ed efficaci.
Ogni nuova molecola antineoplastica a brevetto scaduto proposta in versione equivalente deve, dunque, essere accolta con entusiasmo, soprattutto quando è indirizzata a contrastare neoplasie di largo impatto epidemiologico. È il caso di anastrazolo Teva, un inibitore dell'aromatasi (enzima chiave per la sintesi degli ormoni femminili) efficace e ben collaudato, indicato nel trattamento del cancro del seno ormono-sensibile in donne in post-menopausa.
Disponibile in Italia dalla fine di febbraio, anastrazolo Teva è in grado di neutralizzare l'azione di promozione della crescita tumorale da parte degli estrogeni nelle forme sensibili a questi ormoni, contrastando il cancro del seno sia in fase avanzata o metastatica/recidivante sia in fase iniziale (terapia adiuvante dopo rimozione chirurgica).
Contrariamente ad altre terapie antitumorali, somministrate prevalentemente per via endovenosa nell'ambito di cicli di trattamento di durata prestabilita, anastrazolo è un farmaco in compresse da assumere per bocca una volta al giorno, possibilmente sempre alla stessa ora e per lunghi periodi. La sua capacità di tenere sotto controllo la crescita tumorale è, infatti, legata alla regolarità dell'assunzione e l'eventuale interruzione della terapia deve essere valutata dall'oncologo, bilanciando il rischio di recidive di malattia e la severità dei possibili effetti avversi associati al trattamento (sintomi simili al periodo iniziale della menopausa e impoverimento osseo).
Il risparmio che può offrire anastrazolo equivalente rispetto all'analoga formulazione branded è, quindi, particolarmente elevato in ragione dell'estesa durata del trattamento. Il tutto, è bene ricordarlo, a parità di beneficio clinico.